Storia e Cultura

costume femminile                  costume di Balme

Dipinti di Estella Canziani di inizio '900

Le origini dell’insediamento di Balme sono rintracciabili in un passato decisamente remoto: le più antiche tracce sul territorio risalgono all’epoca neolitica, come mostra il misterioso altare”druidico” sito nella borgata di Bogone.
Trecce della presenza dei Romani sono state rinvenute presso il Pian della Mussa (Alpe Venoni) e con molta probabilità Unni e Saraceni invasero la Val d’Ala nel corso del X secolo.
La fondazione vera e propria del villaggio fu invece opera di pastori provenienti dalla Savoia, mentre il XIII secolo vede una forte immigrazione sul territorio balmese di minatori provenienti dal bergamasco e dalla Val Sesia, attratti dalla possibilità di sfruttamento di discrete risorse minerarie presenti nella zona. La parte più antica del paese ancora esistente risale al 1200 circa: sotto uno stretto passaggio ad arco sono visibili tuttora i resti della più antica cappella del paese dove si ritiene che abbia sostato la Sindone nel 1535.

Gian Castagnero Lentch (Linch, 1550–1643) è considerato il capostipite dei balmesi: dopo essersi trasferito a Balme da Voragno di Ceres, paese di nascita, fece fortuna come imprenditore di miniere e forge. Grazie al suo intervento Balme si arricchì della Casaforte del Rucias, della prima parrocchia (SS. Trinità) e guadagnò la trasformazione in comune autonomo rispetto ad Ala nel 1610.
All’esaurirsi del lavoro minerario, durato per circa un secolo, la vita si fece decisamente più dura per gli abitanti di Balme, impossibilitati a sostenersi con la sola agricoltura e pastorizia. Molti furono costretti ad emigrare e molti si trasformarono invece in contrabbandieri, grazie al possibile commercio del sale con la vicina Savoia.
Proprio il contrabbando formò generazioni di uomini e donne usi alle impervie ascese sulle montagne ed i ghiacciai sovrastanti. Fu così che, di generazione in generazione, il contrabbandiere quasi naturalmente si trasformò in abile guida alpina. Le esperte guide di Balme contribuirono in tal modo a far definire il villaggio come luogo principe per gli amanti della montagna. Balme è ancora oggi chiamata, infatti, culla dell’alpinismo torinese.

Proprio qui nacque e visse una delle migliori guide alpine italiane di tutti i tempi: Antonio Castagneri, detto “Toni dei Tuni” (1845 – 1890). Conosciuto e apprezzato oltre i confini nazionali, Antonio Castagneri conquistò più di quaranta prime cime e fu accompagnatore dei migliori alpinisti. Morì sul Monte Bianco nel 1890, durante una violenta e fatale bufera. A lui è dedicato il Museo delle Guide Alpine, inaugurato nel novembre del 2002.