La prima volta dello Sci in Italia - Approfondimento
15/02/08 Categoria: Eventi
Dove e quando abbia fatto la “prima”
gita, in fondo è solo una curiosità, ma Balme può
vantare su questo argomento un documento
preciso e contemporaneo ai fatti. Ecco il racconto del tenente d’Artiglieria da Montagna Luciano Roiti, che accompagnò Kind in questa
avventura e ne scrisse la relazione sulla rivista “L’Esercito Italiano” del 12 marzo 1897.
“Lessi tempo fa nel Bollettino del Club Alpino Svizzero un articolo sull’opportunità dell’impiego degli sky (pronuncia “sci&rdquo
,
ossia di quei pattini da neve che, nati in Norvegia dove le condizioni del clima imponevano l’uso di un mezzo di locomozione
facile e celere attraverso a terreni ricoperti per più mesi da neve, si sono poi sparsi nelle altre regioni più rigide come oggetto di sport.
Mi venne subito l’idea di provarli per vedere se fosse possibile servirsene a scopo militare nella nostra montagna, per vedere cioè se
potessero essere d’aiuto a risolvere la questione ancora in istudio della marcia sulla neve. Ho potuto fare fino ad ora poche prove, è vero,
tali che non mi permettono di assicurare in modo assoluto risolta la questione, ma non esito a credere di trovarmi sulla buona via.
Andando da Balme, nelle valli di Lanzo al Piano della Mussa, con due miei amici, l’ingegner Kind e suo figlio, ebbi a provare per la prima volta
l’utilità somma di questi pattini. La neve era ricoperta di una crosta gelata, incapace assolutamente di reggere un uomo a piedi; eppure noi,
quantunque poco pratici nel servirci degli sky, potemmo percorre il tragitto in meno di un’ora, lasciando appena traccia del nostro passaggio.
Un’altra volta, il 24 gennaio, abbiamo attraversato in condizioni di neve ben differenti il contrafforte che separa il vallone del Sangonetto dalla
Valle di Susa, partendo da Borgone (m 398 sul livello del mare) seguendo il costone dove si trovano le case di Mongirardo e raggiungendo
la cresta al Monte Salauria, alto 2085 metri. Di là scendemmo a Giaveno. La neve, alta certamente più di tre metri (perchè coi nostri bastoni,
lunghi già più di due metri anche aumentati di tutta la lunghezza del braccio non riuscivamo a toccare il terreno sottostante) era leggerissima,
caduta di fresco, incapace a sostenere un uomo anche provvisto di racchette, che ci sarebbe sprofondato certamente fino alla vita, trovandosi
nell’impossibilità di proseguire.
Nonostante queste condizioni sfavorevolissime, potemmo superare il dislivello di 1700 metri perchè trovammo la neve subito dopo
Villarfocchiardo in cinque ore e mezzo di marcia, tracciando sulla neve un solco profondo appena dai venticinque ai trenta centimetri.
Fatto assai notevole mi sembra questo: chi apriva la marcia doveva far comprimere la neve e tracciare la strada durando una certa fatica,
mentre gli altri due, seguendo le sue traccie, non affaticavano che pochissimo e lasciavano dietro di loro una strada battuta su cui,
a mio avviso, avrebbero potuto camminare comodamente degli uomini a piedi; e non nascondo che pensando alla mia specialità
l passaggio a truppe a piedi, ma, ripeto, le poche prove che ho avuto campo di fare fin qui non mi permettono di dedurre dati positivi.
Quello che è certo, però, si è che in caso di dover fare ricognizioni, di dover portare ordini od informazioni attraverso terreni coperti di neve,
sarebbero gli sky di un’utilità somma ed incontestata.
Il loro uso non è facilissimo, ma dopo un po’ di pratica si può ottenere con essi una velocità che in pianura è doppia di quella di un uomo
che cammini a piedi. In montagna, certi passaggi difficili nelle condizioni ordinarie, diventano, se ricoperti da una gran quantità di neve,
facilissimi a superarsi”.
La relazione del tenente Roiti prosegue ancora con brevi istruzioni per l’uso degli sky, concludendo con l’augurio di poter ancora perfezionare
l’esperienza di questi attrezzi per un uso militare. Negli anni successivi, gli sci si affermano come strumento per affrontare la montagna innevata.
Già nel marzo 1899 leggiamo nel registro dell’Antico Albergo Camussòt di Balme che Paolo Kind (figlio di Adolfo), Adolfo Hess e Ubaldo Valbusa
hanno salito in sci la Ciamarella e la Punta d’Arnàss.
A distanza di un secolo, oggi è ancora possibile salire con gli sci da Balme al Pian della Mussa. E scoprire che il paesaggio e l’ambiente
naturale non sono cambiati molto dai tempi di Adolfo Kind.
Altrove forse non possono dire lo stesso...
Giorgio Inaudi
preciso e contemporaneo ai fatti. Ecco il racconto del tenente d’Artiglieria da Montagna Luciano Roiti, che accompagnò Kind in questa
avventura e ne scrisse la relazione sulla rivista “L’Esercito Italiano” del 12 marzo 1897.
“Lessi tempo fa nel Bollettino del Club Alpino Svizzero un articolo sull’opportunità dell’impiego degli sky (pronuncia “sci&rdquo
ossia di quei pattini da neve che, nati in Norvegia dove le condizioni del clima imponevano l’uso di un mezzo di locomozione
facile e celere attraverso a terreni ricoperti per più mesi da neve, si sono poi sparsi nelle altre regioni più rigide come oggetto di sport.
Mi venne subito l’idea di provarli per vedere se fosse possibile servirsene a scopo militare nella nostra montagna, per vedere cioè se
potessero essere d’aiuto a risolvere la questione ancora in istudio della marcia sulla neve. Ho potuto fare fino ad ora poche prove, è vero,
tali che non mi permettono di assicurare in modo assoluto risolta la questione, ma non esito a credere di trovarmi sulla buona via.
Andando da Balme, nelle valli di Lanzo al Piano della Mussa, con due miei amici, l’ingegner Kind e suo figlio, ebbi a provare per la prima volta
l’utilità somma di questi pattini. La neve era ricoperta di una crosta gelata, incapace assolutamente di reggere un uomo a piedi; eppure noi,
quantunque poco pratici nel servirci degli sky, potemmo percorre il tragitto in meno di un’ora, lasciando appena traccia del nostro passaggio.
Un’altra volta, il 24 gennaio, abbiamo attraversato in condizioni di neve ben differenti il contrafforte che separa il vallone del Sangonetto dalla
Valle di Susa, partendo da Borgone (m 398 sul livello del mare) seguendo il costone dove si trovano le case di Mongirardo e raggiungendo
la cresta al Monte Salauria, alto 2085 metri. Di là scendemmo a Giaveno. La neve, alta certamente più di tre metri (perchè coi nostri bastoni,
lunghi già più di due metri anche aumentati di tutta la lunghezza del braccio non riuscivamo a toccare il terreno sottostante) era leggerissima,
caduta di fresco, incapace a sostenere un uomo anche provvisto di racchette, che ci sarebbe sprofondato certamente fino alla vita, trovandosi
nell’impossibilità di proseguire.
Nonostante queste condizioni sfavorevolissime, potemmo superare il dislivello di 1700 metri perchè trovammo la neve subito dopo
Villarfocchiardo in cinque ore e mezzo di marcia, tracciando sulla neve un solco profondo appena dai venticinque ai trenta centimetri.
Fatto assai notevole mi sembra questo: chi apriva la marcia doveva far comprimere la neve e tracciare la strada durando una certa fatica,
mentre gli altri due, seguendo le sue traccie, non affaticavano che pochissimo e lasciavano dietro di loro una strada battuta su cui,
a mio avviso, avrebbero potuto camminare comodamente degli uomini a piedi; e non nascondo che pensando alla mia specialità
l passaggio a truppe a piedi, ma, ripeto, le poche prove che ho avuto campo di fare fin qui non mi permettono di dedurre dati positivi.
Quello che è certo, però, si è che in caso di dover fare ricognizioni, di dover portare ordini od informazioni attraverso terreni coperti di neve,
sarebbero gli sky di un’utilità somma ed incontestata.
Il loro uso non è facilissimo, ma dopo un po’ di pratica si può ottenere con essi una velocità che in pianura è doppia di quella di un uomo
che cammini a piedi. In montagna, certi passaggi difficili nelle condizioni ordinarie, diventano, se ricoperti da una gran quantità di neve,
facilissimi a superarsi”.
La relazione del tenente Roiti prosegue ancora con brevi istruzioni per l’uso degli sky, concludendo con l’augurio di poter ancora perfezionare
l’esperienza di questi attrezzi per un uso militare. Negli anni successivi, gli sci si affermano come strumento per affrontare la montagna innevata.
Già nel marzo 1899 leggiamo nel registro dell’Antico Albergo Camussòt di Balme che Paolo Kind (figlio di Adolfo), Adolfo Hess e Ubaldo Valbusa
hanno salito in sci la Ciamarella e la Punta d’Arnàss.
A distanza di un secolo, oggi è ancora possibile salire con gli sci da Balme al Pian della Mussa. E scoprire che il paesaggio e l’ambiente
naturale non sono cambiati molto dai tempi di Adolfo Kind.
Altrove forse non possono dire lo stesso...
Giorgio Inaudi
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